Achille Castiglioni, il rivoluzionario del design italiano

Un innovatore e un visionario. Due aggettivi quanto mai calzanti per definire Achille Castiglioni, uno dei più grandi maestri del design italiano, a cui è dedicata la mostra “100×100 Achille” ospitata proprio in questo periodo dalla Fondazione Achille Castiglioni di piazza Castello 27 a Milano che rimarrà aperta fino al prossimo 30 aprile. Castiglioni, morto nel 2002 nel capoluogo lombardo e che lo scorso 16 febbraio avrebbe compiuto cent’anni, era soprattutto un uomo dalla grande umiltà che sognava di realizzare opere che potessero aiutare concretamente le persone. La sua curiosità di eterno bambino trovandola in ogni cosa per poi trasmetterla in ciò che progettava e il rispetto per l’essere umano erano i principi a cui Castiglioni si ispirava e che trasmetteva ai suoi studenti del Politecnico di Torino dove dal 1971 ha presieduto il corso “Progettazione artistica per l’industria”. Castiglioni, che ha operato in stretta collaborazione col fratello Pier Giacomo (nella foto) prematuramente scomparso nel 1968, vanta ben 290 progetti di produzione industriale, 480 allestimenti, 191 progetti di architettura. Oggi decine di importanti aziende dell’arredamento e dell’illuminazione hanno in produzione i suoi pezzi. Ripercorrendo i progetti di Castiglioni si finisce col rivivere la storia del design. Le lampade Taccia, Snoopy, Arco ma anche Toio e Parentesi per Flos e poi ancora le sedute Mezzadro e Sella per Zanotta e le posate Dry per Alessi. Ma anche un oggetto elementare come l’interruttore rompitratta, prodotto per la prima volta nel 1968 dalla piccola azienda milanese Vlm e tuttora prodotto in un numero incalcolabile di esemplari. Un’intuizione che può sembrare apparentemente banale ma che ha rivoluzionato la storia del design e del prodotto industriale in generale. La sua conformazione che ha la peculiarità di essere individuabile al buio seguendo semplicemente il filo della corrente permettendo a ciascuno di accendere in un attimo la luce col proprio polpastrello. Ancora oggi nella casa-studio milanese, attuale sede della Fondazione dove è allestita la mostra, Irma e Giovanna Castiglioni, rispettivamente moglie e figlia del designer, accompagnano piccoli gruppi di visitatori dove per decenni sono nati e hanno preso forma i suoi progetti.

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