Quando il benessere paga, il BES

Il benessere equo-sostenibile è quantificabile e diventa garanzia di guadagno per le aziende del Belpaese

Il benessere (ap)paga. E non compiace solo le dimensioni fisica e mentale del singolo, ma anche il portafogli della comunità. A 24 ore della prima edizione della “Giornata Nazionale della Salute in città”, che verrà celebrata il 2 luglio di ogni anno, non si può non parlare del BES o benessere equo e sostenibile, l’indice nato quantificare i progressi in termini sociali e ambientali del Belpaese. 

L’economia del nuovo millennio, pur strizzando un’occhio al PIL, diventa infatti sempre meno denarocentrica per evolversi verso un punto di vista innovativo, che tiene conto dei cosiddetti bisogni immateriali umani. Salute, sicurezza, istruzione ma non solo: da due anni il BES è diventato parte integrante della Bilancio dello Stato. Consentendo di misurare l’effetto che le politiche pubbliche hanno su alcune dimensioni fondamentali. Prima tra tutte, quella della sanità, un settore che per troppo tempo è stato considerato d’importanza secondaria. Basti pensare al fenomeno dell’obesità, una “malattia metropolitane” che secondo le statistiche colpisce in prevalenza gli abitanti dei centri urbani, a causa dello stile di vita sedentario che le caratterizza. Nelle 14 città italiane più dense di popolazione, infatti, il 37% delle persone è affetto da obesità. Sono 6 milioni i cittadini obesi che pesano sulle casse statali, e non solo. Con adeguate misure preventive, fatte di campagne per la corretta alimentazione e reti di professionisti competenti, nell’anno passato il Servizio sanitario nazionale avrebbe risparmiato 4,5 miliardi di euro, tra i costi diretti dei ricoveri ospedalieri e quelli indiretti dovuti alle morti premature, alla riduzione della produttività lavorativa eccetera.

Le dimensioni del BES sono Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Innovazione, ricerca e creatività e Qualità dei servizi

Insomma, prestare attenzione al BES paga e la “Giornata Nazionale della Salute in città” vuole accendere i riflettori sull’aspetto della sanità anche in senso lato. La salute pubblica è fatta non solo di un sistema sanitario efficiente, pronto a rimediare ai danni della disinformazione in materia di benessere, ma anche di piccoli accorgimenti per evitare che tali danni del corpo e della mente si generino. Il BES mira a quantificare la consapevolezza italiana circa uno stile di vita consapevole, tenendo conto di svariati indicatori, tra cui quello della qualità dei servizi, della ricerca e dell’innovazione e del lavoro conciliato con i ritmi di vita. Non è un caso che, terminata l’era della globalizzazione, il commercio sia spostandosi sempre più “sotto casa”: uno stile di vita slow, affiancato da un’economia a chilometro zero, sembra essere la ricetta della produttività finanziaria del nuovo millennio. E le imprese lo stanno capendo. Alla base della produttività del gruppo c’è il benessere psicofisico del singolo, tassello fondamentale per un mondo costituito prevalentemente da connessioni, siano esse virtuali o reali. È sufficiente pensare a quanto l’attenzione per l’ambiente possa impattare positivamente sulla società. Energie rinnovabili, materiali riciclabili, raccolta differenziata: al diminuire del consumo delle risorse materiali cresce il risparmio delle aziende, che dispongono di più capitale da investire nel benessere dei gruppi stessi. Insomma, in città come in campagna, la cultura del benessere è la migliore garanzia di successo non solo per le imprese, ma per il Paese stesso.

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