Imprese Funebri: non solo business

Quando la scelta parte della voglia di aiutare il prossimo. Quattro chiacchiere con Domenico Della Malva, titolare di Serena Onoranze Funebri

Nel 2015, il Piemonte ha segnato un più 20% delle imprese funebri. I più maligni vedono la crescita collegandola al luogo comune “che questo sia un settore senza crisi”. Ma non è proprio così…

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«Tutti noi sappiamo di vivere un periodo di “crisi” soprattutto economica – analizza Domenico Della Malva titolare di Serena Onoranze Funebri – Oggi è tutto incerto, ma come dicono molti: “La morte, è una di quelle poche certezze che abbiamo nella vita”. Penso che questo pensiero comune e tra i non già addetti ai lavori, può spingere a gettarsi su questo business ritenuto sicuro e dagli altri profitti».

Le dicerie hanno sempre un fondo di verità: «Però non in maniera totale e chi pensa questo, potrebbe rischiare di rimanere deluso».

Le storiche imprese funebri lamentano un calo del fatturato, ma soprattutto sottolineano quanto le liberalizzazioni vadano ad inficiare il servizio. E’ vero?

«Bisogna fare innanzitutto alcune precisazioni. Il Decreto Bersani ha consentito al settore funerario di essere svincolato dall’indennizzo della licenza – entra nel merito – Questo ha fatto sì che la concorrenza aumentasse. Personalmente, ritengo che ognuno abbia il diritto di avere un’opportunità. Sarà poi il mercato stesso a decidere, senza scegliere necessariamente il prezzo più basso ».

E’ pur vero però che l’elevata concorrenza porta a far scendere le tariffe: «Ognuno affronta il dolore in maniera totalmente personale e ogni cerimonia funebre è un contesto a sé – precisa Della Malva – Pensiamo alla cremazione, un tema a cui la gente è particolarmente sensibile. E’ una sepoltura di sicuro vantaggio economico e inoltre non tutti amano le cerimonie sfarzose ma preferiscono riti più semplici e vivere il lutto in maniera più discreta».

Internet ci ha messo del suo:«Le famiglie oggi sono maggiormente informate rispetto a un tempo e scelgono l’impresa funebre in maniera consapevole, in base a chi sentiranno di poter riporre la propria fiducia».

Tornando alle liberalizzazioni, il non dover pagare un’ indennizzo per la licenza è sicuramente uno dei più grandi vantaggi, cosa spinge un giovane che non eredita una tradizione familiare a scegliere un campo simile?

«In generale non lo so – ammette Della Malva – Invece conosco bene, quale è stata la mia personale esperienza. Sono arrivato al settore un po’ per caso. A volte però, penso non sia stato per nulla un caso. Provengo da una famiglia fortemente credente, che mi ha trasmetto l’importanza di determinati valori, uno su tutti l’amore e dedizione verso il prossimo. Fin da bambino ho desiderato fare qualcosa per gli altri, poter essere di aiuto in maniera concreta ma non sapevo come».

Un punto di vista diverso di una professione vista da molti come un facile business: «In questo difficile mestiere fatto di delicati equilibri, ho capito una cosa fondamentale, che non è per me solo un business ma un’occasione di poter rispondere a questa mia esigenza – chiarisce Della Malva – Quotidianamente ho l’occasione di poter aiutare tante persone che vengono colpite dal lutto e che soffrono, provando un senso di smarrimento».

Qual è l’approccio alla morte?«Cerco di essere per loro un punto di riferimento che li comprende, ascolta, conforta, guida. Prendendoli per mano e accompagnandoli nel superare una terribile situazione».

Ma sdrammatizziamo un po’. Nell’epoca 2.0 anche i servizi funerari diventano social?

«I social possono aiutare se usati in maniera intelligente, a dire semplicemente che noi esistiamo- analizza l’impresario – Le persone che entrano su Facebook piuttosto che su Twitter o altri social lo fanno per svago. Vedere ad esempio l’immagine di un cofano funebre, può essere parecchio sgradevole».

Prosegue nell’analisi: «Ognuno di noi, nella vita, ha subito un lutto. Chi non è del mestiere, non ha interesse a conoscere un mondo che come filo conduttore riporta alla parola sofferenza – ammette -Bisogna parlarne sì ma in maniera “soft” prendendo a latere argomenti di cui è difficile parlare. Fornendo piuttosto articoli o immagini che possano informare, incuriosire e perché no strappare un sorriso sul volto. Un sorriso a volte, aiuta ad affrontare con maggiore serenità circostanze che tutti sappiamo essere terribili».

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