Sacchetti biodegradabili e compostabili a pagamento

Impazza la polemica. In meno di una settimana gli hashtag #sacchetto è già top trend dei social

4 gennaio 2018 Addio alle shopper di plastica ultraleggera, da ora nei punti vendita saranno ammessi unicamente sacchetti in materiale biodegradabile e compostabile, acquistabili ad un prezzo che varia dagli 1 ai 10 centesimi a seconda delle dimensioni. Ma per molti utenti è l’ennesima tassa imposta senza criterio per favorire qualche amico. Il risultato? Sul web è cominciata una forma di boicottaggio: nei supermercati le persone iniziano a prezzare i singoli frutti, senza sacchetto, postando poi sui social la foto della protesta.

Questo il risultato del Decreto Legge 123, emanato nell’agosto del 2017 ed entrato in vigore a partire dal 1 gennaio di quest’anno: secondo le disposizioni introdotte dall’articolo 9-bis le buste trasparenti utilizzate per il trasporto merci e prodotti sfusi, o come imballaggio primario per i cibi freschi, non dovranno misurare più di 15 micron di spessore della singola parete inferiore. Inoltre ciascun sacchetto dovrà per legge contenere almeno il 40% di materia prima rinnovabile, percentuale che salirà di 10 punti percentuali nel 2020, fino a raggiungere un ambizioso 60% nel 2021 (Fonte: CODACONS). L’obiettivo? Limitare la produzione di materiale plastico riducendo l’inquinamento ambientale e le emissioni di anidride carbonica.

Un decreto ben accolto dalle associazioni ambientaliste. Legambiente gioisce: «L’innovazione ha un prezzo ed è giusto che i nuovi bioshopper siano a pagamento, purché sia garantito un costo equo, che dovrebbe aggirarsi intorno ai 2/3 centesimi a busta» afferma il direttore generale Stefano Ciafani, che ha ricordato l’impegno dell’associazione nel contrastare il marine littering, fenomeno di cui le sole shopper plastiche sarebbero responsabili al 16%. Dall’altra parte gli esperti del settore packaging insorgono e riportano alla memoria uno studio della UK Environment Agency, che indaga sull’impatto ambientale prodotto dalle “carrier bags” nel Regno Unito nell’anno 2006. Secondo l’organizzazione i classici sacchetti in polietilene avrebbero infatti minori ripercussioni sull’ecosistema rispetto agli altri contenitori, particolarmente se messi a confronto con le sportine in cotone. L’estrazione delle materie prime biologiche nonché l’energia elettrica necessaria alla loro realizzazione – che spesso avviene in Cina, dove l’energia può provenire ancora dal carbone –  danneggerebbero la natura molto di più rispetto alla solite buste – spesso realizzate in Norvegia, dove il 99% dell’elettricità viene generato dall’energia idroelettrica e ha pertanto una vocazione rinnovabile.

Che siano favorevoli o contrari all’adozione di una filosofia di vita eco-friendly, gli italiani non hanno recepito con gioia la novità legislativa, che gli esercizi commerciali non potranno contrastare con facilità: pena una multa di importo variabile dai 2.500 ai 25.000 euro, ammontabili a 100.000 in caso di ingenti quantitativi di buste illegali. E sui social impazzano forme di protesta bianca: c’è chi propone di etichettare arancia per arancia, zucchina per zucchina, rinunciando all’acquisto della borsa trasparente. Carne, pesce, frutta, verdura, pane: secondo le stime CODACONS l’aggravio fiscale sulle famiglie del tricolori varierà dai 20 ai 50 euro annuali. Per il presidente del Codacons, Carlo Rienzi si tratterebbe di una vera e propria tassa occulta a danno dei cittadini italiani che non ha nulla a che vedere con la giusta battaglia in favore dell’ ambiente e già che promette iniziative per impugnare nelle sedi competenti un provvedimento definito «ingiusto». C’è però d’altro canto chi ipotizza un ritorno ai mercati rionali e alle piccole botteghe e invita a lasciare i supermercati per il mercato a filiera corta e a usare le buste di carta o le cassette di legno.

Atto di civiltà ecologica? Inutile polemica espressa da un popolo che spende 1.300 euro per un I-phone, ma si riempirebbe la borsa di noci sapientemente prezzate? Sicuramente qualcosa su cui riflettere sia in ambito ecologia che stili di vita. La disputa sui biosacchetti intanto resta sempre più calda e gli hastag #Sacchetti e #sacchettibiodegradabili sono già top trend su Twitter.

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