Chiusure domenicali, via all’iter per la proposta di legge

Chiusi di domenica per tutelare la vita privata, aperti per garantire il lavoro. Qual è la giusta via?

Chiusure domenicali, sì o no. Infuria la battaglia di opinioni circa la proposta del Governo di rivedere la legge sulle liberalizzazioni, regolamentando le chiusure festive e domenicali delle attività commerciali. In principio fu l’articolo 31 del decreto Salva Italia, nato nel 2011 e figlio del governo tecnico di Mario Monti. Il provvedimento dell’ex Presidente del Consiglio stabiliva infatti che i titolari di esercizi commerciali, nonché dei pubblici esercizi adibiti alla somministrazione di alimenti e bevande – bar, ristoranti e simili – potessero scegliere autonomamente quando abbassare le serrande, durante il weekend come nei giorni infrasettimanali. E così è stato, o almeno fino al 6 settembre, quando la deputata leghista Barbara Saltamarini ha presentato alla Camera la sua (contro)proposta: no alle domeniche lavorative, sì ad un massimo di 8 aperture straordinarie all’anno, la metà delle quali avranno luogo nel mese di dicembre.

Così sulla scia dei colleghi verdi, anche i pentastellati hanno avanzato la loro ipotesi: 12 domeniche o festività e un differente meccanismo di turnazione che prevede l’apertura di 1 negozio su 4. Ma l’avversione al decreto Salva Italia il Movimento 5 Stelle l’aveva già palesata durante gli ultimi mesi del 2017, quando l’attuale ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio aveva dichiarato senza mezzi termini che «le liberalizzazioni selvagge di Monti e dei decreti Bersani hanno fallito. Hanno solamente spalmato su sette giorni lo stesso incasso che i negozi facevano prima in sei».

Ora che il sodalizio giallo-verde ha conquistato il vertice, quel malcontento si è trasformato in un nuovo testo di legge. La proposta ha accolto una certa condivisione dalla matrice cattolica del Paese, fomentando però scontento nelle imprese e persino dubbi tra i lavoratori.

Il problema sarebbe a monte come considerano i rappresentanti del Partito Democratico: «La questione non è il lavoro domenicale in sé, ma come viene gestito» analizza Alessandro Sicchiero, segretario Pd a Chieri. «Sono necessari maggiori controlli sulle condizioni di lavoro, sulle turnazioni, maggiore flessibilità e più assunzioni. La mancanza di personale per la turnazione crea danni ben peggiori che il lavoro nel fine settimana. Se su un mese le domeniche devono farle sempre le stesse persone, perchè nessun può sostituirle, sì che è un problema. Se i turni diventano di 11 ore perchè manca personale, è un vero e proprio abuso. Ma se venissero applicate maggiori turnazioni dei dipendenti, tenendo conto delle loro esigenze e non solo di quelle dell’azienda, si garantirebbe ai lavoratori di poter vivere maggiormente la famiglia».

Ma i lavoratori, cosa pensano delle chiusure domenicali?

Beniamino Bonetto gestisce un negozio di design nel centro storico di Chieri, in provincia di Torino, e ritiene che nel suo settore le aperture domenicali siano un vantaggio. «L’impatto che il design ha sul cliente è principalmente di tipo visivo – spiega – c’è bisogno di tempo per valutare le varie proposte, figurandosele all’interno di uno spazio diverso dall’atelier. La domenica consente una maggiore rilassatezza e, soprattutto, più tempo da dedicare alle esigenze di ogni singola persona che entra nel negozio». Il suo cliente-tipo è attratto dalla vocazione turistica della città piemontese e, passeggiando per le vie, curiosa nelle vetrine artistiche. Si tratterebbe, insomma, di decidere un giorno di chiusura settimanale diverso della domenica. Ma Mara Berto, titolare della farmacia chierese Claretti-Pacioni, pensa che la salute non guardi il calendario. «Noi farmacisti abbiamo già un sistema ordinato che garantisce ai cittadini l’accesso alle cure e ai servizi, sia di giorno che di notte – dichiara. In più, dal 2011 le farmacie operano anche come canali d’accesso al Sistema CUP, tramite il quale è possibile prenotare visite specialistiche ambulatoriali. Modificare una routine già funzionante significa ledere uno dei diritti fondamentali della persona, quello alla salute.». E se si pensa di optare per shopping nell’etere, si pensa male: anche gli e-commerce vengono coinvolti nella querelle. Sarà possibile completare l’ordine all’interno dei siti anche di domenica, ma questo partirà nel primo giorno non festivo.  «Non cambia molto per noi. Questo è già il nostro modus operandi – spiega Nicola Pertosa, proprietario del brand NaturaOggi, che vende on-line cosmetici naturali, profumatori per ambienti e altri prodotti – La maggior parte delle PMI italiane adotta questo sistema da prima che la proposta iniziasse l’iter parlamentare».

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