La produzione di asparago, esigenza di alta professionalità e di ricambio generazionale

SANTENA –  Non ci si può improvvisare coltivatori di asparagi. Sempre più giovani laureati si avvicinano  a questo tipo di coltivazione che necessita di un’elevata preparazione culturale e di un’alta specializzazione. Come Cristina Griva dell’omonima azienda agricola (nella foto), laureata Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e membro dell’associazione produttori degli asparagi di Santena e delle Terre del Pianalto. Gli asparagi di Santena vengono coltivati tramite un’asparigiaia, un impianto che viene allestito dopo un profondo solco sul terreno. Sono circa 1500 i quintali di asparagi, una vera e propria eccellenza del territorio, che a Santena vengono prodotti ogni anno con una grande impennata che si registra durante il periodo della sagra. Gli asparagi verranno celebrati dall’11 al 20 maggio prossimi nella tradizionale Asparisagra, manifestazione giunta all’85ª edizione che è stata presentata ufficialmente alla stampa.

«Nei 10 giorni di sagra il volume di asparagi che vengono cucinati si aggira sui 22-25 quintali ma stimare le vendite al pubblico è pressoché impossibile». Esordisce Fabio Grollino, presidente della Proloco di Santena promotrice dell’evento.

«In un anno a Santena vengono prodotti 1500 i quintali di asparago – spiega Gino Anchisi presidente dell’associazione dei produttori dell’asparago di Santena e delle Terre del Pianalto di cui fa parte anche Cristina Griva (nella foto) – Più che una vendita del prodotto a chilometri zero il nostro è a “tempo zero”, ovvero la vendita è diretta in cascina, e in questo modo possiamo certificare la freschezza dell’asparago. Sarà importante nel futuro realizzare un progetto di sviluppo della filiera in collaborazione con gli istituti agrari Bonafous di Chieri, come ora è in atto con il Baldessano Roccati di Carmagnola. Per il futuro dell’asparago ci giochiamo la partita adesso». 

Interviene anche il Sindaco di Santena Ugo Baldi: «C’è bisogno di un ricambio generazionale. C’è volontà da parte dei giovani di ereditare questo lavoro, ma c’è difficoltà a trovare nuovi terreni da coltivare». 

E’ quindi seguito anche l’intervento di Rosella Fogliato, assessore alle Politiche di Sviluppo Economico, Commercio e Agricoltura: «Per favorire la vendita diretta dei produttori siamo riusciti a creare delle comunicazioni pubblicitarie univoche per tutti, in modo tale da evitare una concorrenza interna». 

Ha ripreso poi la parola Gino Anchisi: «Quest’anno siamo stati finanziati dalla Regione Piemonte per l’etichetta di tracciabilità della produzione dell’asparago. Stiamo portando avanti il discorso della qualità, unico modo per reggere la concorrenza che si è fatta sempre più serrata. Non possiamo infatti competere con gli asparagi che arrivano dal sud Italia ad un prezzo molto più basso del nostro prodotto per i motivi che tutti conosciamo. L’asparago – prosegue Anchisi – raggiunge ormai zone del Piemonte molto frequentate dal turismo come le Langhe ed il Roero ottimo mercato sono sopratutto le zone del Pinerolese e Torino, mentre la richiesta dall’estero è ancora piuttosto bassa per via della fragilità e freschezza del prodotto». 

L’asparago è un prodotto che necessita di grandi cure: «Sono sempre di più i giovani laureati che si avvicinano a questo tipo di coltivazione – racconta Anchisi – E’ necessario avere una specializzazione superiore e una preparazione culturale molto alta per intraprendere una professione simile, anche perché per coltivare questi germogli ci vuole un investimento di anni. Bisogna fare un impianto vero e proprio, che può essere paragonato alla difficoltà di realizzazione di una vigna, e deve durare almeno 12/15 anni e i primi 3 anni non da ritorno economico. Non ci si improvvisa e ciò che fa ben sperare è la voglia dei giovani di collaborare. I nostri asparagi vengono coltivati tramite un’asparagiaia, un impianto che viene allestito dopo uno scavo profondo sul terreno, che contribuisce a creare un prodotto di qualità».

Una qualità che anche il pubblico sta apprezzando, come ha confermato Paolo Romano assessore alla Cultura: «La manifestazione è cresciuta. Dai 3 giorni del 2013 adesso è passata a 10 giorni. Anche l’edizione del 2018 della fiera, che abbinerà eventi al mercato tradizionale dei produttori di asparago, si concluderà con l’assegnazione dell’Asparago d’Oro per premiare i santenesi che, per loro meriti, si sono distinti nell’ambito della nostra città».

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