Non autosufficienza, un problema sempre più diffuso

Nuove forme di reddito per affrontare la non autosufficienza

Una popolazione sempre più anziana. Un fattore dovuto al progressivo aumento della vita media e al declino del tasso di natalità. Tende sempre di più a salire ogni anno la percentuale di popolazione comprendente quei soggetti con età superiore ai 65 anni.

L’Italia è, dopo il Giappone, il più vecchio Paese al mondo. Nella nostra penisola metà della popolazione ha più di 40 anni, contro i 37 anni in Francia ed i 35 negli Stati Uniti. Ecco che aumenta sempre di più anche l’esigenza di migliorare i servizi di assistenza che soddisfino gli anziani secondo dei criteri che salvaguardino la spesa pubblica. Allo stesso tempo cresce costantemente anche l’esigenza di cercare nuove soluzioni che permettano una migliore organizzazione della spesa allo scopo di ottimizzare gli ambiti di copertura della popolazione non autosufficiente.

Anche a livello aziendale e di welfare la non autosufficienza diventa un elemento fondamentale da affrontare nei prossimi anni.

In questo senso le forme integrative private possono avere un ruolo efficace e, come avvenuto in Francia ed in Germania, si sviluppano più rapidamente quando si coordinano con l’intervento pubblico debitamente potenziato.

La non autosufficienza è una situazione patologica diagnosticata che interferisce sull’individuo, limitandone la vita di relazione, sociale e lavorativa. Infatti, la non autosufficienza è l’incapacità di mantenere una vita indipendente e di svolgere le comuni attività quotidiane, a causa della mancanza di energie e dei mezzi necessari per soddisfare le proprie esigenze. La valutazione della non autosufficienza coinvolge molteplici aspetti della vita della persona tra i quali la salute fisica, la salute mentale, la condizione socio-economica e la situazione ambientale.

La non autosufficienza implica una modificazione nell’organizzazione della vita ed il sopraggiungere di nuove necessità, sia per chi sta male che per chi si prende cura di lui. Secondo il documento redatto dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) le persone con disabilità sono divise in tre gruppi a seconda del livello di gravità. Al livello meno grave appartengono i soggetti che abbisognano di assistenza esterna per almeno una volta al giorno per incapacità riferita ad almeno due delle quattro funzioni base della vita quotidiana. Sono del livello intermedio quei soggetti che necessitano di notevole assistenza per almeno tre volte al giorno, per carenza di due funzioni base della vita quotidiana. Al livello più grave si trovano invece le persone che necessitano di assistenza continuativa nell’arco dell’intera giornata.

Si stima che i costi da sostenere potrebbero essere molto impegnativi per il bilancio familiare, tenendo conto che il sistema pubblico integra solo in parte queste spese, che in media possono ammontare a 1.500 euro al mese per una badante e superare i 4.000 euro al mese per una struttura privata di qualità.

Costi rilevanti che, ripetuti negli anni, potrebbero rappresentare un problema. Sono tante quindi le aziende che sempre di più offrono ai propri dipendenti, tra i vari benefit, pensioni integrative o assicurazioni che  garantiscano una rendita anche in caso di non autosufficienza.

E anche le nuove politiche del Governo si stanno sempre più proiettando nella gestione di nuove professionalità, che dovranno in futuro svolgere lavori di assistenza e cura con la legge n. 205 del 2017 che ha riconosciuto la figura del caregiver familiare ed è stato isti­tuito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare, con una dotazione iniziale di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020.

 

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